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Come si comprano i titoli di Stato, in pratica

Le due strade per comprarli, il conto titoli che serve prima, i mille euro minimi per sottoscriverli e le voci di costo da farsi elencare prima di firmare.

Team Braino.AI24/09/2026

Illustrazione in viola chiaro. Due riquadri affiancati, con sopra un'etichetta ciascuno: «asta» e «mercato». Nel riquadro dell'asta, un palazzo istituzionale con la bandiera italiana, un calendario, un martelletto d'asta, un foglio intestato con la scritta BTP e una moneta da un euro con dentro un punto interrogativo. Nel riquadro del mercato, uno schermo che mostra «BTP 10Y» e la quotazione di esempio 100,25 con un triangolino verso l'alto sopra un grafico a linea, e accanto un foglio BTP con due frecce che girano in tondo. In basso al centro, un riquadro con l'icona di una banca e la scritta «conto titoli», collegato a tutti e due i riquadri da due frecce che salgono

"Vorrei comprare un BTP." In Italia è una frase che si sente in famiglia da generazioni. Poi provi a farlo e scopri che da solo non puoi: si passa sempre da una banca o da un intermediario abilitato, cioè autorizzato a farlo.

Cento, e il prezzo che ci gira intorno

Un titolo di Stato è un prestito che fai allo Stato: riceve i tuoi soldi, si impegna a restituirli a una data stabilita e, quasi sempre, a pagarti un interesse lungo il percorso. Un numero ordina tutto il resto, il valore nominale: è la somma che ti torna a scadenza, ed è la base su cui si calcolano gli interessi. Il prezzo è un'altra grandezza — quanto paghi tu per averlo — e può stare sopra o sotto il nominale. Per farci i conti si ragiona su cento euro di nominale, la cifra tonda che usa anche la Banca d'Italia nei suoi esempi.

I tre nomi che sentirai più spesso

BOT, buoni ordinari del Tesoro: tre, sei o dodici mesi, nessun interesse periodico. Il guadagno sta nella differenza fra quello che paghi e i cento che ricevi alla fine — si chiama scarto di emissione, o di negoziazione. Compri a 97, ti tornano 100, hai guadagnato 3.

BTP, buoni del Tesoro poliennali: quelli tradizionali sono titoli a tasso fisso e a media-lunga scadenza, con una cedola fissa ogni sei mesi, cioè l'interesse periodico che il titolo paga. È una percentuale del valore nominale: con cedola del 4% incassi 4 euro all'anno su 100, e a scadenza ti tornano 100 a prescindere dal prezzo che avevi pagato, salvo il caso che l'emittente non paghi. Attenzione quando il nome ha una parola in più: BTP Italia e BTP€i seguono l'inflazione, italiana il primo ed europea il secondo, e funzionano in un altro modo.

CCTeu, certificati di credito del Tesoro indicizzati all'Euribor — la sigla finisce in «eu» proprio per quello: fra i tre e i sette anni, cedola semestrale calcolata su un tasso di mercato, l'Euribor a sei mesi, più un margine. Quando i tassi salgono la cedola sale, quando scendono scende.

Prima di tutto, il conto titoli

I titoli di Stato non esistono su carta: sono dematerializzati, cioè registrati come scritture contabili. Per possederli serve un conto titoli presso una banca o un intermediario abilitato, e nessuna delle due strade ti risparmia quel passaggio. L'altro dato pratico è la soglia: si sottoscrivono per un importo minimo di mille euro, indica Borsa Italiana, e vale a prescindere dalla strada che scegli.

Le due strade

In asta, quando lo Stato li emette. Il calendario delle aste lo pubblica il Ministero dell'economia e delle finanze, quindi si sa in anticipo cosa esce e quando. Tu non partecipi direttamente: prenoti tramite la tua banca, almeno un giorno prima della data d'asta. Il prezzo quindi non lo conosci mentre prenoti, perché si forma nell'asta stessa. Le aste le conduce la Banca d'Italia per conto del Tesoro, e il metodo cambia col titolo: i BOT vanno ad asta competitiva, dove ogni intermediario si aggiudica i titoli al tasso al quale ha presentato la richiesta; gli altri titoli collocati in asta — CCTeu, BTP e BTP indicizzati — vanno ad asta marginale, dove l'aggiudicazione avviene a un prezzo uniforme, uguale per tutti gli intermediari che se li aggiudicano.

Sul mercato, da chi il titolo già ce l'ha. I titoli già emessi si scambiano ogni giorno, e Borsa Italiana — che lo gestisce — indica come canale per i risparmiatori il MOT, il mercato regolamentato su cui si scambiano le obbligazioni: con un conto online abilitato compri senza chiamare nessuno.

Fra le due la differenza che conta è proprio il prezzo. In asta arriva dopo la tua richiesta; sul mercato il prezzo del giorno lo vedi prima di ordinare, e dipende da come si sono mossi i tassi da quando il titolo è stato emesso. Se paghi 103 un titolo che a scadenza rimborsa 100, quei tre euro sono una perdita in conto capitale che fa parte del tuo rendimento tanto quanto le cedole: il conto si fa sulle due cose insieme.

Cosa ti costa

Oltre al prezzo del titolo paghi delle voci che vedi scritte: le commissioni del conto titoli, per il fatto stesso di tenerceli; le eventuali spese di gestione e amministrazione; e, se compri sul mercato, la commissione di negoziazione. Ce n'è poi una che in nessuna riga compare, lo spread, la differenza fra il prezzo a cui in quel momento si compra e quello a cui si vende, che paghi senza vederlo scritto.

E c'è una cosa scomoda: quelle cifre dipendono dal singolo intermediario. Le commissioni del conto titoli sono quelle concordate con lui, le spese di gestione e amministrazione può applicarle o no, e sul mercato vale la commissione di negoziazione che prevede lui. La strada pratica è chiederle per iscritto prima di aprire il conto — quanto costa una singola operazione e quanto costa tenere i titoli fermi per un anno. Una protezione però esiste: in alcuni casi la legge impone limiti alle commissioni, e valgono su tutte e due le operazioni, la compravendita e la sottoscrizione. Il Ministero dell'economia ha riassunto in dieci articoli le regole che gli intermediari devono rispettare quando comprano per conto di un cliente.

Il vantaggio fiscale, che è reale

Sui titoli di Stato italiani, e su quelli dei paesi compresi in un elenco fissato dal ministero, il guadagno è tassato al 12,5%, contro il 26% che normalmente si applica agli altri strumenti finanziari. Meno della metà, e su un investimento lungo pesa. Non è una ragione per comprare solo titoli di Stato — mettere tutto su un unico debitore resta un rischio concentrato, per solido che sia.

Quale scadenza, e con quale rischio

Il rischio di tasso riguarda il prezzo: se i tassi di mercato salgono, quello dei titoli a tasso fisso già emessi scende, e viceversa, tanto più quanto più lontana è la scadenza. Se porti il titolo fino alla fine, quel rischio non decide il tuo risultato: avvicinandosi la scadenza il prezzo tende a riavvicinarsi al valore di rimborso, e a scadenza ricevi cento, sempre salvo che l'emittente non paghi. Se vendi prima, incassi il prezzo di quel giorno.

Il rischio di credito è che l'emittente non paghi: sui titoli di Stato è più contenuto che sulle obbligazioni di soggetti privati dello stesso paese, e cresce al crescere della scadenza — in diversi paesi sviluppati, scrive la Banca d'Italia, sui titoli a breve è talmente contenuto da poterli considerare «privi di rischio». Messi insieme i due rischi ne esce un ordine, dal più prudente al più mosso: BOT, poi i titoli a tasso variabile — i CCTeu e quelli indicizzati all'inflazione — infine i BTP tradizionali, a parità di scadenza i più esposti e per questo i più redditizi.

Ce n'è poi uno che nel prezzo non si vede, e su un titolo tenuto fino in fondo riguarda da vicino: l'inflazione. Se il titolo rende il due per cento mentre i prezzi salgono del tre, a scadenza ricevi più euro di quanti ne avevi messi, ma comprano meno cose.

Da dove partire

Tre mosse, in quest'ordine. Decidi la scadenza partendo da quando ti serviranno quei soldi, non da quale titolo rende di più. Fatti dare per iscritto l'elenco dei costi, dell'operazione e del conto titoli, perché, a parità di titolo comprato, è la variabile che conosci in anticipo con certezza mentre il prezzo futuro no. E se compri sul mercato invece che in asta, guarda il prezzo insieme alla cedola: sopra cento, quella differenza entra nel conto.

Questo contenuto ha finalità educativa e informativa. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata: prima di scegliere uno strumento specifico, verifica le condizioni aggiornate con un professionista abilitato.

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