Comprare un'obbligazione significa prestare denaro a chi la emette: da qui la cedola, il prezzo dei titoli a tasso fisso che balla con i tassi, e i rischi.
Team Braino.AI24/09/2026

Un'obbligazione è un prestito, e come ogni prestito ha tre elementi: qualcuno che riceve i soldi, una data entro cui deve restituirli, un interesse riconosciuto nel frattempo. Da questi tre discende tutto il resto — da dove viene il guadagno, perché il prezzo si muove, quali rischi ti stai prendendo. È una parola che gira da sempre, in banca, al telegiornale, e in famiglia. Ma facciamo un po' di chiarezza.
Stai facendo un prestito a chi l'ha emessa. Chi la emette — un'impresa, una banca, uno Stato — si chiama emittente, e si impegna a restituirti una somma, il valore di rimborso, di solito pari al valore nominale del titolo, che vale cento. La restituzione avviene a una data fissata in partenza, la scadenza. Quasi sempre, nel frattempo, l'emittente si impegna anche a pagarti un interesse periodico: la cedola.
La cedola si calcola sempre su quel cento, non sul prezzo che hai pagato tu: una cedola del 2% sono due euro all'anno su cento, anche se il titolo l'hai comprato a 97 o a 103. Il nome viene da quando le obbligazioni erano fogli di carta con dei tagliandi attaccati, e ogni volta che si riscuotevano gli interessi se ne staccava uno. Oggi è tutto digitale, ma si dice ancora «stacco della cedola» per il giorno in cui gli interessi vengono pagati.
Se l'emittente è uno Stato, quell'obbligazione si chiama titolo di Stato: in Italia lo sono per esempio i BOT, i buoni ordinari del Tesoro, e i BTP, i buoni del Tesoro poliennali. Il meccanismo resta lo stesso quando a chiedere il prestito è un'azienda o la tua banca, e cambia soprattutto una cosa: quanto è solido chi ha preso in prestito.
Da qui anche la differenza con l'altro grande strumento, l'azione. Comprando un'obbligazione diventi creditore di chi l'ha emessa, e quei soldi ti sono dovuti; comprando un'azione diventi socio, e la società non ha nessun obbligo di restituirti la tua quota.
Il rendimento ha due componenti, e la seconda è quella che si dimentica.
La prima sono le cedole che incassi lungo il percorso. La seconda è la differenza fra il prezzo a cui compri e la somma che ti viene rimborsata: se compri sotto cento quella differenza è un guadagno, se compri sopra è una perdita, e la fai comunque, anche tenendo il titolo fino alla fine.
Ci sono obbligazioni senza cedola, dette zero coupon, dove il guadagno sta tutto lì. I BOT funzionano così: nell'esempio di Banca d'Italia compri a 97 euro un titolo che a scadenza te ne restituisce 100, e quei 3 euro sono lo scarto, cioè l'unica fonte del tuo rendimento.
Un'obbligazione si può comprare quando viene emessa, oppure dopo, da qualcuno che l'ha comprata prima di te e vuole venderla. In entrambi i casi il prezzo che paghi può essere diverso da cento, e nel tempo cambia.
Cambia per tre motivi, e Banca d'Italia li mette in fila così: perché con l'approssimarsi della scadenza il prezzo tende a convergere verso il valore di rimborso; perché ogni giorno cambiano i tassi di interesse, ed è la ragione principale; e perché può peggiorare la situazione finanziaria di chi ha emesso il titolo.
Sul secondo motivo c'è un'immagine sua che vale la pena tenere: «un'altalena a bilico con il tasso da una parte e il prezzo dall'altra, sale uno, scende l'altro e viceversa». Vale per i titoli a tasso fisso, quelli in cui la cedola non può cambiare, e il meccanismo si capisce con il suo esempio. Hai comprato a 100 euro un'obbligazione a tasso fisso che paga il 4% all'anno, cioè 4 euro. Poi i tassi salgono e vengono emesse obbligazioni simili che pagano il 6%. La tua rende meno delle altre: l'unico modo perché torni interessante è che costi meno di 100, così chi la compra recupera con lo sconto quello che non incassa in cedola. Se i tassi scendono succede il contrario, e la tua vale di più.
Sui titoli a tasso variabile questo non succede allo stesso modo: lì è la cedola ad adeguarsi ai nuovi tassi, quindi il prezzo si muove molto meno.
Da tutto questo discende la conseguenza pratica più importante: portare il titolo a scadenza e venderlo prima sono due esperienze diverse. Nel primo caso incassi le cedole e ti torna il valore di rimborso, salvo che l'emittente non paghi. Nel secondo incassi il prezzo di quel giorno, che può essere sotto quello che hai speso. E più lontana è la scadenza, più l'altalena oscilla.
La CONSOB lo scrive senza giri di parole: «sicurezza e redditività sono di norma concetti opposti: interessi elevati sono la contropartita di rischi altrettanto elevati».
Il rischio di tasso è quello dell'altalena, e riguarda soprattutto i titoli a tasso fisso e a lunga scadenza. Il rischio di credito è che l'emittente non paghi gli interessi o non restituisca il capitale, e non tutti gli emittenti sono uguali: uno Stato di solito è più affidabile di una singola impresa. È per misurarlo che esistono le agenzie di rating, che danno un voto alla capacità di chi emette di far fronte ai suoi impegni: più alto il voto, meno rischiosa l'obbligazione.
Il rischio di liquidità è la difficoltà di vendere in fretta e a un prezzo equo prima della scadenza, e i titoli non quotati sono sicuramente meno liquidi di quelli quotati. Il rischio di cambio riguarda chi compra obbligazioni in una valuta diversa dall'euro. E ce n'è uno che nel prezzo non si vede: l'inflazione, che può rendere negativo in termini reali un rendimento positivo sulla carta.
Cambia il tipo di cedola: fissa, variabile se è agganciata ai tassi di mercato, oppure indicizzata all'inflazione quando la cedola — e spesso anche il valore di rimborso — sale insieme ai prezzi.
Cambia, separatamente, la posizione in fila se l'emittente va in difficoltà: le obbligazioni ordinarie, dette anche senior, vengono soddisfatte prima delle subordinate, che ricevono solo quello che resta. Rendono di più esattamente per questo.
E cambia, su un terzo piano ancora, quanto il prodotto è complicato: accanto alle obbligazioni semplici esistono le strutturate, che contengono un contratto derivato e il cui rendimento dipende dall'andamento di altri parametri, dagli indici di borsa alle materie prime. Una strutturata può essere senior o subordinata: sono classificazioni diverse, non gradini della stessa scala.
Prima di comprarne una, tre domande bastano a inquadrarla: chi è l'emittente, quando scade, e a che prezzo la stai comprando rispetto a cento.
Questo contenuto ha finalità educativa e informativa. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata: prima di scegliere uno strumento specifico, verifica le condizioni aggiornate con un professionista abilitato.

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