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Quanto costa un ETF, e quanto può rendere

Perché la gestione passiva costa meno, dallo 0,3% medio degli ETF azionari nella UE al 2% dei fondi azionari italiani, e un esempio di Banca d'Italia.

Team Braino.AI24/09/2026

Un cesto della spesa viola pieno di tessere con i loghi di grandi aziende quotate — Amazon, Apple, Microsoft, Tesla, Google — più una tessera con un grafico a barre e una con un mappamondo. Sul cesto, a caratteri grandi, la sigla ETF. A sinistra, fuori dal cesto, una tessera isolata con una linea che scende

Un ETFexchange traded fund — è un fondo comune negoziato in borsa: il denaro di molte persone investito insieme su tanti titoli, che si compra e si vende in tempo reale come fosse una singola azione. Di solito replica una lista già fatta, l'indice, dove ogni società pesa in proporzione alla propria importanza sul mercato di riferimento: quello che ottieni, al lordo dei costi, è la media di quella lista. Meno esposto ai singoli disastri, e altrettanto meno ai singoli colpi di fortuna.

Restano due domande, e hanno peso diverso: quanto costa te lo scrivono prima che tu compri, quanto renderà non lo sa nessuno.

Chi sceglie i titoli si fa pagare

Un fondo si gestisce in due modi. Nella gestione attiva un gestore studia, sceglie titolo per titolo e prova a fare meglio dell'indice di riferimento; niente però assicura che ci riesca, e il risultato può essere uguale o inferiore. Nella gestione passiva si limita ad assicurarsi che l'investimento rispecchi la composizione dell'indice — gli ETF, scrive la Banca d'Italia, ne sono il caso emblematico: il rendimento lordo non supererà mai l'indice, ma si risparmia sui costi di gestione, perché non c'è nessuna scelta da retribuire. Pagare di più per la gestione attiva ha senso solo se sei convinto che quel gestore sia particolarmente abile.

Le cifre sono medie europee, non prezzi aggiornati. Un rapporto dell'ESMA, l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, citato dalla Banca d'Italia colloca i costi ricorrenti dei fondi azionari dell'Unione europea all'1,5% annuo e quelli dei fondi azionari italiani al 2,0%, dove prevale la gestione attiva; sempre la Banca d'Italia indica intorno allo 0,5% i fondi azionari a gestione passiva e allo 0,3% gli ETF azionari nell'Unione europea. Ricorrenti vuol dire prelevati ogni anno dal patrimonio del fondo: si pagano anche negli anni in cui il mercato scende.

Diecimila euro, cinque anni

In una lezione del suo percorso di educazione finanziaria Le donne contano, la Banca d'Italia confronta un titolo di Stato e la stessa cifra investita in azioni tramite ETF.

Il titolo è un BTP di nuova emissione, cioè un buono del Tesoro poliennale a tasso fisso, con una cedola del 4% annuo — l'interesse che paga a chi lo possiede — incassata ogni sei mesi: duecento euro lordi a semestre, 175 netti dopo l'imposta del 12,5% riservata ai titoli di Stato italiani e a quelli di un elenco di paesi fissato dal ministero. Fanno 1.750 euro netti in cinque anni, più i diecimila che tornano a scadenza, salvo che l'emittente non paghi.

Nello scenario favorevole l'ETF porta i diecimila euro a 12.690: dei 2.690 di guadagno, dopo l'imposta che di norma è del 26%, ne restano circa 1.990. In quello sfavorevole, alla fine degli stessi cinque anni, perde circa 112 euro.

Sulla stessa base, nello scenario favorevole l'ETF supera il titolo di Stato di circa 240 euro su diecimila in cinque anni — il 2,4% sul capitale, meno di mezzo punto all'anno — e in quello sfavorevole si perde. Sono ipotesi costruite per insegnare, non rendimenti registrati sul mercato. Nessuno dei due importi tiene conto di quello che la banca ti addebita per tenere i titoli, che va sottratto a entrambi. E dicono una cosa sola: nell'esempio di una banca centrale il premio che paga il rischio è sottile.

Dove sta scritto quanto costa

Quanto è rischioso un singolo ETF, quanto costa e che obiettivo ha stanno nel Documento delle informazioni chiave, il KID, che devi ricevere prima di investire. Con un avvertimento: i costi di distribuzione e consulenza, quelli di chi ti vende il prodotto, spesso non compaiono come voce a sé perché sono incorporati nei costi di gestione, e in media, su chi investe in fondi in Europa, pesano quasi quanto tutto il resto messo insieme.

A parità di quello che compri, il costo è la sola cosa che sai in anticipo e con certezza — e vale per ogni anno in cui terrai il prodotto, non solo per il giorno in cui firmi. Resta il criterio da usare a parità di servizio: un prodotto più caro che comprende una consulenza di cui hai bisogno è un'altra cosa rispetto allo stesso prodotto senza.

Questo contenuto ha finalità educativa e informativa. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata: prima di scegliere uno strumento specifico, verifica le condizioni aggiornate con un professionista abilitato.

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